Rifacimento del massetto: tipi, spessori e tempi a Roma

Rifacimento del massetto

Il massetto è lo strato che nessuno vede a lavori finiti, eppure decide se un pavimento resterà al suo posto per decenni o comincerà a staccarsi dopo pochi inverni. Quando entriamo in un appartamento da ristrutturare a Roma, una delle prime verifiche riguarda proprio il sottofondo: va capito se è abbastanza sano da essere conservato oppure se conviene demolirlo e rifarlo. È una scelta da fare prima di decidere il pavimento, non dopo, perché condiziona spessori, tempi e budget dell’intero cantiere.

Quando il vecchio massetto va demolito

Negli appartamenti datati capita spesso di trovare sottofondi magri, con poca quantità di cemento, posati senza giunti e senza alcuno strato di separazione dal solaio. Al sopralluogo bastano un martello e uno scalpello per farsi un’idea: un suono sordo alla battitura, parti che si sgretolano sotto la punta e crepe che seguono il percorso delle vecchie tubazioni sono segnali che difficilmente si possono ignorare. Quando poi si rifanno gli impianti, la questione si risolve quasi da sola. Nuove linee idriche, scarichi con la pendenza corretta e corrugati elettrici a pavimento hanno bisogno di spazio, e il sottofondo esistente va aperto in decine di punti. Rattoppare un massetto ridotto in quello stato lascia giunzioni deboli proprio dove passano gli impianti, ed è lì che nel tempo si aprono le fessure.

Aderente, desolidarizzato o galleggiante

Non esiste un solo tipo di massetto, e scegliere quello giusto dipende dallo spazio disponibile e da cosa ci si aspetta dal pavimento. Il massetto aderente viene ancorato direttamente al solaio con una boiacca di aggancio e si usa quando lo spessore a disposizione è ridotto: la documentazione tecnica dei principali produttori lo indica per spessori inferiori a circa 35 millimetri. Il massetto desolidarizzato viene invece steso sopra un telo separatore che lo rende indipendente dal solaio, così i movimenti della struttura non si trasmettono al pavimento; per il normale traffico pedonale di un’abitazione non dovrebbe scendere sotto i 35 millimetri. Il massetto galleggiante, infine, poggia su un pannello isolante o su un materassino acustico e non tocca né il solaio né le pareti. È la soluzione che proponiamo quando il cliente vuole ridurre il rumore da calpestio verso il piano di sotto o migliorare l’isolamento termico, e in questo caso un tradizionale sabbia e cemento richiede almeno 4 centimetri, con una rete di armatura a metà spessore quando l’isolante è più cedevole. Sui materiali isolanti trovate approfondimenti nella pagina dedicata agli isolamenti termici e acustici.

Il massetto con il riscaldamento a pavimento

Con un impianto radiante il massetto smette di essere un semplice supporto e diventa parte dell’impianto stesso. La norma UNI EN 1264-4 prevede almeno 3 centimetri di massetto sopra i tubi, e quello spessore va rispettato con attenzione: se è troppo sottile il pavimento rischia di fessurarsi sopra le serpentine, se è eccessivo l’ambiente impiega molte ore a scaldarsi. Per queste applicazioni si impiegano impasti additivati che avvolgono bene i tubi e trasmettono meglio il calore. Prima di posare il pavimento l’impianto va avviato con un ciclo di riscaldamento graduale, che serve anche a far asciugare il massetto in modo controllato. Ne parliamo più nel dettaglio nella pagina sull’impianto radiante a pavimento.

Quote, banda perimetrale e giunti

Chi ha già vissuto una ristrutturazione riuscita male conosce bene le porte che strisciano sul pavimento o la soglia del bagno più alta di due centimetri rispetto al corridoio. Il problema nasce quasi sempre da un massetto tirato senza calcolare le quote finali. Prima del getto fissiamo una quota di riferimento unica per tutta la casa e sottraiamo, stanza per stanza, lo spessore del pavimento scelto e del collante: in questo modo il parquet della zona giorno e il gres del bagno arrivano allo stesso livello. Lungo le pareti e attorno ai pilastri si posa una banda perimetrale comprimibile di circa un centimetro, che permette al massetto di dilatarsi senza spingere contro i muri. Sulle superfici più ampie si realizzano giunti di frazionamento, indicativamente ogni 20-25 metri quadrati negli ambienti interni e in corrispondenza delle soglie tra una stanza e l’altra, per guidare le inevitabili fessure da ritiro dove non creano danni.

I tempi di asciugatura e la misura dell’umidità

È la fase che mette più alla prova la pazienza di chi aspetta di tornare a casa. Un massetto tradizionale in sabbia e cemento, in condizioni climatiche favorevoli, richiede indicativamente da 7 a 10 giorni per ogni centimetro di spessore, quindi un getto di 5 centimetri può superare il mese di attesa. Quando il cronoprogramma lo richiede utilizziamo leganti a rapida asciugatura, che riducono sensibilmente questi tempi. Quello che non va mai fatto è posare il pavimento a occhio. Prima della posa misuriamo l’umidità residua con l’igrometro a carburo: per il parquet su massetto cementizio il valore deve restare sotto il 2%, mentre sui massetti a base di anidrite il limite scende allo 0,5%. Un pavimento in legno posato su un sottofondo ancora umido si imbarca o si stacca, e a quel punto l’unica soluzione è rifare tutto. Chi sceglie il legno trova le indicazioni sulla posa nella pagina dedicata alla posa del parquet a Roma.

Servono permessi per rifare il massetto?

Il solo rifacimento del massetto all’interno di un appartamento rientra nell’edilizia libera. Il Glossario approvato con il decreto ministeriale del 2 marzo 2018 include infatti tra gli interventi liberi la riparazione, la sostituzione e il rinnovamento delle pavimentazioni interne, comprese le opere correlate come i sottofondi. Il quadro cambia quando lo stesso cantiere comprende altri lavori, per esempio lo spostamento di tramezzi, che richiede la presentazione di una CILA. In una ristrutturazione completa la pratica copre l’intero intervento; trovate maggiori dettagli nella pagina sulle pratiche edilizie per la ristrutturazione.

Il massetto dentro una ristrutturazione completa

Il massetto si rifà quasi sempre all’interno di un lavoro più ampio, ed è per questo che conviene affidarlo alla stessa impresa che gestisce demolizioni, impianti e pavimenti. Chi getta il sottofondo deve conoscere il percorso dei tubi, lo spessore del parquet scelto dal cliente e la posizione degli scarichi del bagno; quando queste informazioni passano da una ditta all’altra, gli errori di quota diventano molto più probabili. Nei nostri cantieri l’Ing. Piergiorgio Ciangola e Claudio Pace seguono di persona ogni fase, dalle demolizioni alla posa dei pavimenti. Le lavorazioni di questo tipo sono descritte nella pagina sulle opere murarie. Se state pensando alla ristrutturazione di un appartamento a Roma, potete farvi un’idea della spesa con il nostro calcolatore del preventivo e poi richiedere un sopralluogo gratuito.